Disturbi
alimentari

I disturbi del comportamento alimentare sono patologie psichiche complesse che incidono negativamente sul corpo e sulla vita relazionale: chi soffre di anoressia, bulimia, obesità e disordini alimentari, esprime nell’isolamento e nel silenzio il proprio disagio, e la volontà e il buon senso non bastano per uscirne. 

Il conflitto tra corpo e mente può esprimersi in forme articolate e a volte estreme, mettendo a rischio fortemente il corpo e la vita delle persone, anche perché spesso coesiste con altre patologie quali depressione, abuso di sostanze, disturbi d’ansia. Eventi particolari, come separazioni, perdite, eventi di vita stressanti, abitudini alimentari scorrette, possono far precipitare la situazione e sbilanciarla in senso psicopatologico.

Le modalità di relazione oscillano tra uno stile di legame ansioso-dipendente, che suscita forti angosce di confusione con l’altro, e misure relazionali opposte di rifiuto ed evitamento difensivo.
L’anoressia, la bulimia, l’obesità permettono all’individuo di costruirsi la propria identità in base alla patologia da cui è affetto. La dipendenza dal cibo è caratterizzata da un’alternanza tra digiuni, crisi bulimiche e pratiche di svuotamento che ripete a un livello concreto la difficoltà di trovare la “giusta distanza” dall’altro.

Secondo la classificazione mondiale più accreditata (DSM V), rientrano nei disturbi del comportamento alimentare:

  • l’anoressia nervosa
  • la bulimia nervosa
  • i disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati

L‘obesità, finora, non è stata inclusa nella classificazione del DSM-V poiché non sembra associata ad alcuna sindrome o disturbo psicologico specifico. Le persone obese, tuttavia, soffrono spesso del disturbo da alimentazione incontrollata.

Molti studi segnalano che i diversi disturbi del comportamento alimentare presentano aree di sovrapposizione, con somiglianze rilevanti e frequenti passaggi, nel tempo, da una tipologia all’altra.

I disturbi alimentari riguardano fasce d’età sempre più ampie, dall’infanzia fino alla maturità. L’esordio della sintomatologia è tipicamente adolescenziale (14-18 anni), ma sempre più di frequente si registrano forme infantili precoci (8-9 anni) o tardive (dopo i 25 anni fino ai 40 anni ed oltre). Il problema è diffuso soprattutto nei paesi industrializzati e colpisce le adolescenti e le giovani donne in misura superiore ai maschi, anche se si sta assistendo ad un aumento dell’incidenza negli uomini.

La componente sociale gioca un ruolo importante e spiega la progressiva diffusione di questi disturbi, a causa dei modelli pubblicitari e televisivi che sollecitano una sorta d’insoddisfazione per il proprio corpo, proponendo il confronto con chi sembra incarnare perfezione corporea e successo. In un contesto socio-culturale consumistico e disgregato il proprio corpo diventa così uno strumento manipolabile e plasmabile, simbolo di autocontrollo, di realizzazione e sicurezza di sé, senza che si colga la portata distruttiva del comportamento alimentare.

Un percorso terapeutico permette di trattare in maniera intrapsichica e relazionale i disturbi del comportamento alimentare.


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