Come per gli attacchi di panico occorre porre in valore l’uso teorico e pratico del plurale. Non esiste la depressione ma esistono le depressioni, affetti, tratti testimoniano questa sfasatura...il soggetto percepisce il proprio corpo come non più rivestito narcisisticamente: non è solo l oggetto perduto, ma insieme è l’essere del soggetto che non si ritrova più, che si svuota apparendo smarrito, senza guida, perduto lui stesso.
Tutto ciò che non viene pensato e messo in parole riappare nel reale...la morte, il significante morte, il limite, l’invecchiamento, il deperimento…dove vanno a finire? Nel reale del corpo del depresso che si sente niente
La cura per gli stati depressivi, si pone nel campo della parola del soggetto per fargli ripercorrere i discorsi, far emergere la mancanza e dare vita al desiderio
La psicoterapia consiste nel cercare di elaborare il lutto (attuale e/o antico) a livello psichico. Trasformare la presenza fisica in un ricordo: è un lavoro lento che consiste nel disinvestire lentamente la propria libido sull’oggetto perduto per poi reinvestire in qualcosa di altro...sostare, prendersi del tempo per elaborare e pensare la perdita, elaborare il lutto per poter poi erotizzare e rivitalizzare ancora la vita.
È faticoso capire ciò che si desidera e assumersi la responsabilità di ciò che si desidera
Nel lutto il soggetto deve riappropriarsi del proprio desiderio
Lo Psicofarmaco tappa un buco, tappa il lutto con un oggetto concreto piuttosto di elaborarlo
Nel depresso l’obiettivo della cura è arrivare ad una alternativa che ci può essere un destino diverso
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